Cervelli in fuga. “Ogni scarrafone è bello a mamma soia”

Mi sono chiesta diverse volte, prima di auto-definirmi “cervello in fuga”, quali fossero i criteri che autorizzano un emigrato italiano a definirsi tale.

Cos’è un cervello in fuga?

Propongo di seguito alcune delle definizioni che sostengono la mia corsa per il “titolo”. Ne citerò solo alcune di quelle che mi sono capitate sotto mano e che allargano la definizione di “talento” o “cervello in fuga” anche ai non ricercatori, categoria alla quale solitamente si attribuisce la qualifica.

  • Secondo l’Enciclopedia Britannica la fuga di cervelli riguarda “l’abbandono di un paese a favore di un altro da parte di professionisti o persone con un alto livello di istruzione, generalmente in seguito all’offerta di condizioni migliori di paga o di vita

  • Il Cambridge Advanced Learner’s Dictionary definisce il “brain drain” come il fenomeno che avviene  “when large numbers of educated and very skilled people leave their own country to live and work in another one where pay and conditions are better”
  • Wikipedia, che non può essere considerata una fonte accademica, ma che sicuramente in molti andranno a controllare, definisce la fuga dei cervelli  “l’emigrazione verso paesi stranieri di persone di talento o alta specializzazione professionale”. Precisa poi che “la fuga dei cervelli dall’Italia non è un fenomeno che si manifesta unicamente nel mondo della ricerca. Molti giovani neolaureati interessati ad utilizzare e sviluppare le proprie capacità lasciano l’Italia poiché non riescono a trovarvi posizioni adatte alle loro capacità, ben remunerate e soprattutto con migliori prospettive di fare carriera”.

Ebbene, anche io ero una laureata in cerca di una posizione adatta alle mie capacità, ben remunerata e con prospettive di crescita quando ho deciso di venire in Inghilterra.

Non credo allora di peccare di presunzione se mi auto-inserisco nella categoria. Anche perchè negli anni mi è capitato di vedere encefali di tutte le taglie e misure considerarsi talenti, molti dei quali non brillavano affatto!

Anche se le definizioni non mi appoggiassero, io mi considererei comunque tale, non fosse altro che per dare soddisfazione ai miei familiari più stretti che hanno sempre pensato di avere un “genio” di figlia/sorella.

Per non deluderli e costringerli ad ammettere il grossolano errore di valutazione, ho deciso, appoggiata anche dalle definizioni sopra citate, di definirmi anch’io “cervello in fuga” e di accettare tutte le critiche e gli insulti che potranno derivare da questo mio gesto azzardoso!

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