Il Natale dei precari

Oggi è 7 gennaio e io mi godo il mio primo vero giorno di riposo. Dai primi di dicembre ho iniziato a lavorare in un posto bellissimo, dove si tengono concerti, incontri, eventi culturali e tante cose interessanti. Io, in questo posto, faccio la bigliettaia, almeno per qualche settimana ancora. Non è però su questo nuovo lavoro che voglio soffermarmi ora.

Oggi voglio invece ringraziare tutti quelli che non hanno ancora smontato le decorazioni natalizie e godermi lo spettacolo che offrono le luci, quei poveri babbo natale che cercano di arrampicarsi ai balconi e alle finestre e quegli addobbi pacchiani e accroccati che adornano le strade delle periferie romane.

Voglio farlo oggi perchè è il mio primo giorno davvero libero del nuovo anno e inevitabilmente mi ritrovo, grazie a questi ritardatari, ad assaporare un pizzico di atmosfera natalizia e a fare qualche bilancio di “fine” anno anch’io.

Anche quest’anno è passato senza aver trovato un lavoro degno di tale nome. Certo in questo periodo bisogna ringraziare se si trova anche solo uno straccio di lavoretto. Io lo faccio. Sono grata di averne trovato uno, almeno per questo periodo, rispetto ogni lavoro e tutta la solita manfrina che si deve recitare quando si parla di questo argomento. E’ vero: “di questi tempi bisogna accontentarsi” e “non ti lamentare perchè c’è chi sta peggio”, “stiamo tutti sulla stessa barca” e bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla.

Però cazzo io sono stufa di buttare via i miei giorni, le mie energie, la mia vita a fare qualcosa che non mi appartiene, che non mi dà gioia, che non mi fa esprimere, che non mi dà la possibilità di arrivare a fine giornata stanca morta ma felice e pensare di aver dato me stessa per ciò che amo e un senso alle mie giornate e che, ad essere proprio onesti, non mi dà neanche un ritorno economico particolarmente soddisfacente.

Un’altra giornata scorre via, un’altra settimana, un altro anno e intanto a molti annunci di lavoro non posso neanche più rispondere, perchè sono sempre più spesso riservati agli under 35/30/28/sempre meno. E io sempre di più.

Ma oggi non voglio rattristarmi o arrabbiarmi, oggi festeggio il mio Natale, il nuovo anno e la mia calzetta della Befana, che solo stamattina mia madre è riuscita a passare a portarmi visto che ieri dalle 10 alle 21,40 sono stata a lavorare di un lavoro che rispetto e di cui sono tanto grata, ma che, quasi mi vergogno a dirlo, non è quello che volevo e non ci assomiglia neanche un pò.

Chissà se anche quel babbo natale attaccato alla ringhiera della mia dirimpettaia sogna di fare altro mentre gli tocca stare al freddo e al gelo fino a quando qualcuno deciderà che può starsene a casa fino a dicembre prossimo. D’altronde anche lui è un precario, uno stagionale. Lui è nato per consegnare doni e guidare slitte condotte da renne volanti e si ritrova avvinghiato a quel balcone senza neanche sapere che fine farà l’anno prossimo, se in fondo ad uno scatolone, un cassonetto oppure, di nuovo, alla sua ringhiera.

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